Tante e tante volte mi capita di confrontarmi con l’amarezza di amici e compagni nel servizio dell’organo e del canto, i quali si infuriano per quanto il nostro clero ed i nostri chierici siano quasi sempre del tutto digiuni in materia musicale sacra. Non solo dal punto di vista delle norme liturgiche: lo sono proprio sotto l’aspetto dell’orecchio, cioè a causa della mancanza di ascolto ed educazione al linguaggio sacro della musica così come la Sacrosanctum Concilium lo enuncia e lo vuole.
Così agli organisti capita di imbattersi nel presbitero o nei chierici in formazione per gli ordini sacri che, vittime più o meno inconsapevoli di questo digiuno, di fronte ad una toccata di Frescobaldi, ad un versetto di Zipoli, ad una frizzante pagina di Handel, commentano: “Questo modo di suonare mi irrita, mi indispone, mi disturba! Quell’organista è bene si limiti ad accompagnare i canti, senza infiorettare! Sentilo là, quel pallone gonfiato, con tutti i suoi trilli e le sue strombazzate! Se non accompagna i canti è bene che stia zitto!”. Insomma – mi chiedono spesso i miei amici più giovani – ci si scandalizza di un organista che fa il suo dovere e non di tanti abusi musicali che nelle parrocchie sono ormai non solo triste realtà, ma perfino norma “a-canonicamente” consacrata?
Chiaramente, la prima reazione di un’organista con anni e anni di serio studio e di autentica pratica nella vita liturgica sarebbe prendere il presbitero e i chierici della medesima risma e fracassare loro il cranio contro la parete più vicina.
Personalmente, sebbene – lo ammetto – anch’io sia talvolta tentato di cedere ad una simile, carezzevole tentazione, dopo una rapida richiesta d’aiuto al mio angelo custode, finisco sempre col far notare che a fare muro contro muro si finisce col farsi male tutti, perché si manca sia di buon senso che di carità. Il vero strumento del musicista sacro, allora, non può essere che il celebre adagio repetita iuvant: vediamo cosa la Madre Chiesa vuole da ministri sacri, chierici e musicisti in materia dell’organo.

Innanzitutto, rammentiamo la già citata Costituzione Sacrosanctum Concilium:
– <<La tradizione musicale della Chiesa costituisce un patrimonio di inestimabile valore, che eccelle tra le altre espressioni dell’arte, specialmente per il fatto che il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria ed integrante della liturgia solenne>> (n° 112);
– <<Nella Chiesa latina si abbia in grande onore l’organo a canne, strumento musicale tradizionale, il cui suono è in grado di aggiungere una notevole grandiosa solennità alle cerimonie della Chiesa e di elevare potentemente gli animi a Dio e alle cose celesti>> (n° 120).

E’ interessante notare come il testo conciliare citi chiaramente “il suono” come capace di “elevare potentemente gli animi a Dio”. Ma per “suono” si intende solo l’accompagnamento del canto?
Ecco quanto afferma l’Istruzione Musicam Sacram (1967) del Beato Paolo VI:
<<Nelle messe cantate o lette si può suonare l’organo per accompagnare il canto dei fedeli e della schola od anche da solo prima che il sacerdote si rechi all’altare, all’offertorio, alla comunione e al termine della Messa>>.

Attualmente, questa istruzione è e resta il testo normativo per eccellenza in materia di musica sacra per il Novus Ordo Missae, cioè per la celebrazione della Messa nel Rito Latino Ordinario (per il Rito Latino Straordinario, le cose sono un po’ diverse, e non le tratteremo qui, perché ci si dilungherebbe oltre misura). Tale istruzione, senza giri di parole o facili fraintendimenti, afferma chiaramente essere prassi corretta il solo suono dell’organo prima della celebrazione e al suo iniziare, alla preparazione dei doni, alla distribuzione della comunione e al termine. Certamente, queste indicazioni non vigono in tempo di Avvento (per il quale le norme prescrivono quella sobrietà atta a non anticipare la gioia della Natività del Signore) e in tempo di Quaresima (dove il suono dell’organo e degli strumenti legittimamente ammessi è consentito solo per accompagnare assai sobriamente il canto).

Con grande cordialità e spirito di fraterno rispetto, dunque, si invitino presbiteri e chierici a mettersi l’anima in pace: non hanno né la facoltà né il diritto di impedire all’organista di fare il suo dovere liturgico, se non ovviamente a prezzo di infrangere le norme stesse della Liturgia della Chiesa perché, come ci ricorda ancora la Sacrosanctum Concilium, in materia liturgica assolutamente nessuno, anche se sacerdote, osi, di sua iniziativa, aggiungere, togliere o mutare alcunché (n° 22).

Venendo alle questioni di scelta di pagine organistiche, ovvero all’ostilità nei confronti del linguaggio proprio della musica organistica barocca (“trilli e fioriture”, tanto per intenderci), va ricordato quanto afferma sempre la Sacrosanctum Concilium: si tratta di un inestimabile patrimonio. Nelle pagine di Frescobaldi si nasconde l’arte di trasformare il suono in preghiera ora contemplativa, ora gaudiosa, ora solenne. In quelle di Zipoli si cela tutta la generosità di un giovane che vuol donare se stesso nell’adorazione di Dio e nel servizio del prossimo. Nelle monumentali musiche di Bach si esprime ancora un padre affettuoso, un marito tenero e premuroso, un uomo un po’ burbero eppure dal cuore grande ed un cristiano dall’indomabile fede, che professa il suo credo coi capolavori immortali che ci ha lasciato.
Non apprezzare tutto questo, significa essere poveri, vuoti dentro: non c’è scampo!
E se questo è comprensibile per la maggioranza del popolo fedele, forse non dovrebbe esserlo per quei pastori che sarebbero deputati a porre rimedio a tale povertà. Invece tale povertà dilaga, prima di tutto tra i sacri ministri, così spogli di un’adeguata formazione al bello e al sacro.

Potrebbe scuotere qualche coscienza una inquietante provocazione che ci proviene dagli scritti di P. Pellegrino M. Ernetti O. S. B., teologo, biblista, musicologo, filosofo ed…esorcista. Proprio da un referto di un esorcismo celebrato dal padre Ernetti, apprendiamo dalle labbra del maligno:
<<Le vostre chiese saranno trasformate in sale di riunioni: dialoghi, danze con musica jazz, con chitarre e batterie, come nei locali notturni. L’organo, il latino e il gregoriano, come pure la polifonia classica, spariranno. Roba d’altri tempi, superata! (…) Lo ripeto: bisogna dissacrare tutto!>> [P. Ernetti, La Catechesi di Satana. Dall’esperienza di un esorcista, con l’approvazione del Cardinale Pio Laghi, Edizioni Segno, Feletto Umberto – Tavagnacco (UD) 1993, pag. 106].

Chissà…forse non sarà un caso che proprio il Beato Papa Paolo VI, che nei suoi angelus parlò apertamente dell’azione del maligno nella chiesa, abbia posto una particolare attenzione alla musica sacra, inclusa quella dell’organo, durante il suo pontificato. Lo stesso vale per San Giovanni Paolo II e per Benedetto XVI.
Forse non occorre l’azione straordinaria del demonio per distruggere un inestimabile patrimonio, che pure la Chiesa riconosce: è sufficiente l’ignoranza e la cecità umane.
Certo, il recupero del senso del sacro e della bellezza, al giorno d’oggi, è un cammino, che va fatto con gradualità e pazienza: lo sbaglio sta nell’omettere tale cammino e, anzi, nel criticare velenosamente chi si adopera con zelo per un tale risanamento a favore delle anime.
Così, dunque, lasciamoci spronare al coraggio di una maggiore apertura dalle parole di un vescovo toscano, Mons. Rodolfo Cetoloni, il quale, introducendo le incisioni di un laboratorio di musica barocca per la vita della chiesa odierna, ha scritto:

<<Un’educazione al gusto, alla bellezza e al servizio della Liturgia ha spazi immensi da percorrere. Accade così che talenti e disponibilità vengano lasciati lì soli e restano rachitici o ripetitivi, se non si apre loro il campo infinitamente ricco della musica sacra. E la liturgia, o ancor più l’animo umano, si impoverisce. (…) Ascoltarlo, questo CD, musica e parole, fa bene al cuore, introduce e fa venire voglia di conoscere di più, di farsi prendere più tempo. Fa accedere al gaudio dell’anima e al giubilo del cuore. Dà gratuitamente percezioni impagabili, suscita impressioni e desiderio di esserne avvolti. Nostalgia per non avergli fatto finora tutto lo spazio che uno avrebbe potuto. Grazie a Dio, però, la bellezza è un dono che arriva come una sorpresa: qualcuno ha fatto la fatica di crearla, altri di interpretarla e offrirla…tutti possono accoglierla e contemplarla, così, semplicemente, con piacere e gaudio>> (S. E. Mons. Rodolfo Cetoloni, prefazione al CD Workshop d’Organo e Musicologia Liturgica “Un Giubilo nel Cuore. Zipoli – Bach – Frescobaldi”, esegesi ed organo a cura di A. Cervelli, Shelve 2015).

A. Cervelli

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