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Morning Hymn at Sebastian Bachs’

Toby Edward Rosenthal, 1870]

In questi giorni è impossibile non incappare in argomenti tanto delicati quanto infiammati. Blog, media, chiacchiere da bar, stravolgimenti, indiscrezioni, giudizi d’ogni genere. Chi non è tentato di dire la sua? Tradizionalisti .. .o modernisti? A destra o a sinistra?
Io direi…Bach.
Sì, Bach, avete capito bene!
“Cosa c’entra?!”, mi direte!

Ebbene, vi propongo un ascolto. E’ il mio più intenso amore musicale: la Fuga in sol minore per organo BWV 542. Qualcuno l’avrà già ascoltata… qualcuno l’ascolterà per la prima volta. Pochi, anzi, pochissimi sanno che abisso d’umanità e d’amore stanno dietro ad essa…anzi, dentro ad essa!

Bach aveva vissuto il periodo di servizio a Weimar. Aveva litigato col duca, era stato perfino ingiustamente imprigionato per un mese.
Quindi il contratto di lavoro è sciolto.
Johann Sebastian si trasferisce alla corte di Coethen, una corte calvinista: il che significa che la musica sacra elaborata (come quella che scrive lui) non è affatto gradita. Bach qui si dedica soprattutto alla musica da camera.
Il che ci fa sorgere questa considerazione: chissà quanto deve avere sofferto a Weimar per accettare un posto di lavoro dove la sua tanto amata musica sacra non è richiesta! Moltissimo, sicuramente.
Comunque, Bach deve accompagnare il principe in un viaggio. Quindi saluta sua moglie (che stava benissimo), saluta i suoi figli, e parte tranquillo.

Durante queste due settimane, Maria Barbara improvvisamente muore.
Quando Johann Sebastian torna a casa, scopre che Maria Barbara è già stata sepolta da cinque giorni.
Suo Figlio Carl Philipp Emmanuel ci racconta così: “Ero appena un ragazzo, ma ricordo bene il dolore disperato di mio padre, quando tornò a casa e seppe che la mamma era già morta e seppellita”.
L’unica cosa che Bach può fare, è correre al cimitero e piangere Maria Barbara sulla tomba ancora fresca.

Una bella batosta! In quelle condizioni, Bach decide che non può e non vuole crescere i suoi figli in una corte calvinista. Quindi inizia a guardarsi attorno e si presenta un’occasione. Viene indetto il concorso per il vacante posto di organista della Chiesa di San Giacomo, ad Amburgo.
Amburgo! La patria della grande arte organistica del nord! Un luogo che Bach aveva visitato come allievo! Ora Johann Sebastian vi torna come professionista di prim’ordine.

Ci parrebbe ovvio intuire che Bach vinca il concorso…
Assolutamente no! E questo perché tutto il mondo – ahinoi – è paese, ieri come oggi … nel senso che uno dei candidati, che era più bravo a suonare coi soldi che con le dita, corrompe la commissione ed ottiene il posto.
Lo scandalo fu enorme! Al punto che un celebre pastore luterano, durante l’omelia del Natale immediatamente seguente, disse: “Se fosse sceso un angelo di quelli che avevano cantato la nascita del Signore a Betlemme e avesse concorso per il posto di organista a San Giacomo, sarebbe stato caldamente invitato a volarsene via!”.

Un’altra batosta per Bach, insomma…
Ma sono le scelte che Johann Sebastian ha fatto in occasione di questo concorso che personalmente mi colpiscono!
Bach ha perduto Maria Barbara da pochi mesi. Ora si trova ad Amburgo: è un po’ come un ripensamento della propria vita e della propria arte. Dalle cronache di Mattheson, contemporaneo agli eventi, noi capiamo che Bach ha eseguito questa Fuga in quella occasione.

Ora, il soggetto della Fuga è una riscrittura di una famosa melodia olandese, “Ik ben gegroet van”, cioè “Io ti saluto”.
Nel bel mezzo della fuga, proprio prima che il brano esploda in un vero e proprio tripudio [nel video, minuto 4:50], al pedale è affidato un inciso [minuto 04:36] che altro non è se non un’aria tratta dalla Cantata 147, l’aria “Hilf, Jesu, hilf!”, “Aiutami, Gesù, aiutami!”.
Quindi abbiamo “Io ti saluto” nel soggetto e una supplica di aiuto al Signore nel cuore della composizione.
Il passo successivo è sapere accanto a quale cantata Bach ha eseguito questa fuga, ad Amburgo: la Cantata 21, che si intitola “Il mio cuore ha molto sofferto, ma la Tua Consolazione, o Dio, ristora l’anima mia”.
Che ne possiamo concludere?
Sicuramente per Johann Sebastian, i giorni di Amburgo sono stati l’occasione per elaborare il lutto, per trasformare il proprio dolore in preghiera e in un nuovo abbandono a Dio. Come a dire: ”Io ti saluto, moglie mia, e invoco il Signore perché accolga te e conforti me”.

Bach, vivendo l’amore verso la propria moglie e la propria famiglia, ha saputo trasformare il dolore per la perdita dell’amata Maria Barbara in una testimonianza di fede talmente profonda e in una prova d’affetto e fedeltà sponsali talmente sinceri da sfidare i secoli per giungere fino ai giorni nostri e interpellarci, non a parole, ma con l’esempio. Personalmente credo che, come ai giorni difficili che precedettero l’uscita dell’Humanae Vitae, nulla sia cambiato: la vera urgenza, la vera necessità è riscoprire cosa sia realmente l’amore, l’amore paziente, fedele, sincero sin dal principio e sin dal principio dell’unione sponsale consapevolmente radicato sulla roccia che è Cristo. Se non c’è questo … su cosa si è inteso o si intenderebbe costruire?

A. Cervelli

Fuga BWV 542 (H. Walcha, organ):

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