LA MUSICA DI ZIPOLI NELLA NUOVA EVANGELIZZAZIONE DELLA CHIESA ODIERNA

Un musicista che abbia qualche anno di serio studio alle spalle ed al quale venisse proposto l’incarico di occuparsi della musica in una parrocchia, sicuramente esclamerebbe: “Che il cielo me la mandi buona!”.
Prendiamo un cultore medio di musica, con l’orecchio abituato ad ascolti ed analisi esecutive, col gusto musicale formato a comprendere ed assaporare tutte le sfumature possibili dei linguaggi compositivi, con la gioia che gli sprizza da tutti i pori per un Kyrie di Palestrina, una pagina d’organo di Bach, un Ecce Sacerdos di Bruckner; mettiamolo quindi a gestire un gruppo, o meglio, un miscuglio eterogeneo e costituito da poche unità di “volontari liturgici” congiuntamente ad un nugolo di amabili “piccole pesti irrequiete”, che sono i nostri bambini.
Cosa può fare questo musicista?
Prima opzione: cercare il più vicino negozio che vende del buon cordame, preparare un nodo scorsoio, fissare la corda alla balaustra dell’organo e porre fine alle proprie sofferenze. Direi che non è una prospettiva allettante.
Seconda opzione: far di necessità virtù e applicare qualche buona trovata strategica.
La situazione ecclesiale dal punto di vista artistico e musicale – non nascondiamocelo – è a dir poco incresciosa ed imbarazzante: è più probabile che sia un organista liturgico a sapere in che cosa consiste una messa solenne o un vespro solenne, anziché il presbitero che dovrebbe celebrare. Questo perché da alcune generazioni di seminaristi (e quindi di odierni e futuri sacerdoti) non si insegna pressoché nulla di arte, di musica, di canto e delle buone norme che disciplinano la musica sacra. Dunque un musicista che intenda svolgere seriamente il proprio ministero in seno alla vita liturgica ed ecclesiale non potrà quasi mai contare sull’aiuto fattivo e comprensivo del sacerdote, il quale, ben che vada, gli affiderà il compito con tutta la buona volontà del suo cuore di pastore, ma non andrà oltre questo: si rimetterà alle scelte professionali di chi musica l’ha studiata.
Ebbene, proprio la musica si Zipoli può rivelarsi un interessante mezzo per poter incuriosire, divertire, stuzzicare e far riflettere adolescenti e giovani. I bambini – si sa – imparano molto di più da ciò che vedono e dai suoni che sentono che non da tante chiacchiere. Ecco perché una chiesa ben curata, pulita, con bei paramenti, bei fiori, ordine esterno e calore umano costituiscono senz’altro una catechesi di gran lunga migliore di una lezione frontale di un’ora. Porre davanti all’altare una bella immagine del Bambino Gesù, spiegare al massimo in cinque minuti che quel Bimbo è Dio che si è fatto uomo per incontrarci e farci vedere quanto ci ama al punto di donarci la Sua vita e tutto Se stesso, per poi portare i bambini vicino all’organo a vedere l’organista che esegue una pastorale: ecco assemblato un pot – pourrì irresistibile, e dall’effetto garantito, se questi elementi saranno miscelati con cura e preparazione accattivante, meglio se accompagnati dallo studio di un canto che poi i fanciulli potranno intonare davanti al presepe della parrocchia. Ecco fatto: i piccoli già introdotti al mistero del Natale.
E per gli adolescenti, coi loro cento dubbi racchiusi in quei complicati cervellini che vanno a mille in piena tempesta ormonale? Cosa occorre?
Serve un modello, occorrono concetti essenziali ma anche mirati e convincenti.
La vita di Domenico, così come è stata raccontata nelle pagine precedenti, od anche assai più sintetica tralasciando gli elementi più prettamente storici per concentrarsi sui tratti più coinvolgenti della sua esistenza (l’infanzia in povertà, la caparbietà nello studio, la maturazione del suo carattere, il coraggio della sua scelta di vita missionaria), è qualcosa che colpisce e desta stupore: l’ho sperimentato personalmente molte volte in occasioni catechetiche.
Catturata l’attenzione con la figura del musicista, occorre la musica. Bastano due, tre brani al massimo, non di più; e prima di eseguirli, occorre spiegarli brevemente, non tanto dal punto di vista compositivo, armonico, esecutivo: di queste cose al 95% dei giovani astanti non importerà un bel niente.
No.
Bisogna spiegare il vero perché di quelle musiche, ossia cosa hanno da dire alla nostra vita e come possono essere utili al nostro cammino di fede.
Alcuni esempi in tal senso ci offriranno uno spunto pratico.

LA PASTORALE: LO SCANDALO DELLA MISERICORDIA DIVINA

La Pastorale di Zipoli è un capolavoro di delicatezza e di teologia spicciola. Divisa in tre tempi piuttosto brevi, si apre con un movimento tipico della musica dei pastori, una vera e propria zufolata, che l’organo rende con l’impiego dei registri di flauto sia scuri che chiari: con ritmo lento e gaio, il primo tempo raffigura i pastori che, da un lato gioiosi dall’altro intimoriti, si avvicinano alla stalla e alla mangiatoia col Bambino.
Il timore dei pastori, a noi uomini del XXI secolo, non è immediatamente chiaro. Che cosa era stato detto ai pastori dall’angelo? Cos’era questa grande novità, la buona notizia? L’angelo aveva annunziato una grande gioia per loro: che era nato per loro il Salvatore. Quindi non un giustiziere. I pastori erano considerati una categoria di gente lontana da Dio perché viveva in uno stato continuo di impurità, di furti. Erano selvatici come le bestie che accudivano. Quindi i pastori erano nella lista degli individui che il Messia, alla sua venuta, avrebbe dovuto distruggere in quanto peccatori. Ebbene, quando Dio si incontra con i peccatori smentisce quello che la religione del tempo insegnava. Non li punisce, non li incenerisce nel fuoco della Sua ira, ma li avvolge del Suo Amore perché si convertano e vivano. Infatti, all’annuncio dell’angelo, i pastori vengono avvolti dalla luce del Signore. Quindi essi annunciano questo: è nato un salvatore, Colui che li viene a salvare. Ebbene, c’è qualcosa di nuovo, qualcosa di inaudito in quello che viene detto: è lo scandalo della Misericordia Divina .
Di qui il linguaggio del secondo tempo: giunti vicino al Dio incarnato e fatto Bambino, questa gioia temperata da timore esplode in un allegro tripudio di flautini che scherzano e si rincorrono.
Il terzo tempo è il tempo teologico per eccellenza. La gioia di questo incontro si fa quieta adorazione, abbandono all’amore… con un finale che coglie l’ascoltatore di sorpresa, perché giunge come assolutamente inaspettato: d’improvviso il clima lieto della pastorale si vela di oscurità, di buio, di una maestosa serietà. Ci tornano alla mente le parole di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori: “Ti guardo fatto umile bambino: a che pensi, o mio buon Dio? Penso a morire per te: così Tu mi rispondi”. Il finale così sobrio e spogliato della gaiezza precedente ci indica infatti che quel Bimbo discende dal cielo per prendere su di Sé le nostre colpe e portarle sul legno della croce, donando il Suo Corpo e il Suo Sangue per noi: al punto che le note ribattute nel basso del finale paiono quasi alludere al risuonare sul Golgota dei colpi di martello dei crocifissori sui chiodi.

Dopo aver dedicato un po’ di tempo in compagnia della Pastorale, che sicuramente ha aperto qualche spiraglio in più nella comprensione del Natale… è tempo di eseguirla nelle messe della Natività, dove i giovani che vi hanno fatto sopra attività di catechismo e di oratorio vedranno ciò su cui hanno riflettuto messo concretamente in pratica nell’azione liturgica, assieme a quel canto (Tu scendi dalle stelle, Adeste Fideles, ecc.) che avranno imparato e che con soddisfazione eseguiranno assieme al popolo di Dio.

[Tratto da A. Cervelli, Domenico Zipoli: “Amo, dunque suono”, Ed. Ebook StreetLib 2015]

Per info e acquisto:

http://www.amazon.it/DOMENICO-ZIPOLI-radicale-missioni-gesuitiche-ebook/dp/B016P966SY

Advertisements