Gentilissimo Dottore,
sono una turista “delle messe”, nel senso che per le messe importanti dell’anno mi piace andare in giro per cattedrali e basiliche, dove spero di trovare belle messe cantate.
La notte di Natale mi è capitato di trovare un concerto d’organo che è finito a ridosso della messa. L’organista annunciava autore e brano e suonava. Non c’era nemmeno un minimo di spiegazione, né un programma per seguire. La musica d’organo a me piace molto, e in genere mi aiuta a pregare… ma in quel modo mi ha addirittura infastidito: mi pareva uno sfoggio di tecnica e una trovata da palcoscenico che non c’entrava niente con l’attesa della Messa della Notte.
So che lei è anche organista, e spero di non scandalizzarla con quanto le ho scritto, ma ci tenevo ad avere un suo parere.
La ringrazio e auguri di Buon Natale.

Lettera Firmata

(Risponde Alessio Cervelli)

Carissima,

innanzitutto auguri a Lei, e grazie di avermi contattato.
Comincerò col dirLe di tranquillizzarsi e di non temere che io La sbrani, solo perché sono anche io un organista: in realtà sono assolutamente d’accordo con Lei.

La musica d’organo è una benedizione del cielo, certo…ma quando è ben usata.
Innanzitutto chiariamo una cosa: il “concerto d’organo” nelle forme attuali, è già di per sé uno snaturamento di quella musica, la maggioranza della quale è stata pensata non per essere protagonista, bensì per essere “ancella” della Liturgia.
Mi viene in mente un trafiletto che era inserito in una delle classiche, vecchie antologie dell’organista liturgico, Armonie Classiche nei toni facili, curata da Luigi Picchi (n. 2110 delle Edizioni Carrara, pag. 25):

Il vero organista deve possedere il senso ecclesiastico, che è la riunione di tutte le qualità morali indispensabili per esercitare il suo ufficio. Può egli essere un esecutore più o meno virtuoso; può saper mettere in evidenza tutte le risorse foniche del suo organo; ma se è privo del senso ecclesiastico, egli non può entrare in comunicazione intima di ciò che avviene intorno a lui. Egli ne vivrebbe al di fuori; egli non si occuperebbe che di sé, di ciò che gli piace, di ciò che potrebbe farlo figurare, di ciò che potrebbe attirare l’attenzione dell’uditorio verso la sua tribuna. Questa è un’anomalia; perché, nell’ufficio di organista liturgico, tutto deve contribuire al medesimo scopo: la bellezza del canto! Tutto deve convergere alla stessa direzione; all’Altare! Tutto centralizzarsi nello stesso fine: la glorificazione di Dio! (da La Liturgia dell’Organista, di C. Sangiorgio).

Ciò che per natura dovrebbe precedere la Messa della Notte di Natale è l’Ufficio delle Letture della Natività del Signore, perché, assieme alla celebrazione della Messa, la Liturgia delle Ore è la preghiera pubblica della Chiesa e costituisce il sacrificio di lode a Dio gradito.
A maggior ragione in una cattedrale o in una basilica, si dovrebbe tenere l’Ufficio delle Letture, con inno, salmodia e responsori in canto: canto semplice, gregoriano o tutt’al più anche moduli canori più moderni, se questo semplifica le cose (meglio cose semplici e fatte bene, che difficili e malriuscite!).
L’obiezione potrebbe essere: “Non ci sono canonici”, oppure: “I canonici sono tutti anziani e non cantano”. Questo non giustifica nulla: se ci sono i seminaristi (fossero anche pochi: tre o quattro), se ci sono i giovani della parrocchia, con un minimo di preparazione, l’Ufficio delle Letture può essere celebrato senza grandi problemi. Chiaramente va preparato il libretto della celebrazione dell’Ufficio per i fedeli, in modo che possano seguire e partecipare: non è una spesa enorme, considerato che, una volta fatta, l’Ufficio della Natività è sempre uguale, ogni anno.
Approntato l’Ufficio delle Letture, allora si può pensare di arricchirlo e prolungarlo in forma vigilare con l’aiuto dell’organista.
Si può suonare un brano di letteratura prima dell’Ufficio, dopo l’Inno, tra un salmo e l’altro, dopo ciascuna lettura prima del responsorio, prima del Te Deum, a conclusione dell’Ufficio prima che entri la processione d’ingresso della Santa Messa.
In tal modo, la musica per organo si trova immersa nel suo elemento, la Liturgia, e l’organista trova il proprio posto, quello di ministrante del culto divino, esattamente come i cantori, gli accoliti, i lettori, i bambini chierichetti.

Se poi si incontrassero oggettive difficoltà nella preparazione dell’Ufficio delle Letture, si potrà optare per una sorta di meditazione vigilare.
Si individua uno o due lettori che sanno ben declamare al popolo ciò che leggono, si scelgono alcune letture meditative del Natale (dalla Scrittura, dai Padri, dagli scritti dei Santi) e si alternano tali letture ai brani per organo, predisponendo così gli animi alla celebrazione della Messa.

Tenere un concerto d’organo (magari pure con applausi?) prima dell’Eucaristia della Notte di Natale, per me, è una vera e propria aberrazione: è gloria dell’uomo e dimenticanza di Dio.
Riscoprire questa bella ministerialità della musica nel culto e nella preghiera a edificazione dell’assemblea liturgica non è solo cosa migliore: è ciò che manca nelle nostre comunità celebranti.
E’ una sfida da comprendere e, quindi, da accogliere.
I frutti non mancheranno di venire: basta provarci con convinzione.

A tal proposito, mi permetta un amabile buffetto: lo so che fa piacere fare i “turisti delle messe”, perché ricevere cose belle e goderne rallegra tutti. Però si ricordi: la Sua comunità ecclesiale sicuramente ha bisogno di aiuto per realizzare anch’essa quelle cose belle che la gente cerca. L’anno prossimo, magari, cerchi con anticipo di offrire il Suo aiuto nella Sua parrocchia o nella chiesa dove abitualmente partecipa alla Messa: vedrà che, a Dio piacendo, ne sarà valsa la pena e non mancherà una giusta dose di soddisfazione.

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