Ogni tanto fa piacere indugiare su qualche curiosità che non solo ci fa sorridere, ma ci da anche il piacere di scoprire realtà grandi dietro a piccolezze apparentemente insignificanti.
In tante zone d’Italia, durante la recita del Rosario o durante le processioni, capita di sentire un modo particolare di cantare il “Gloria al Padre”. Magari cantilenato e “strascicato” da qualche pia e anziana signora, con voce non proprio ferma.

La melodia in questione è in realtà nientemeno che il “Magnificat Ton Royal” attribuito addirittura ad un sovrano francese, Luigi XIII.

Ciò non ci deve sorprendere.
La musica non solo faceva parte della formazione dei rampolli di reale famiglia, bensì era spesso parte integrante della loro vita quotidiana. In altre parole, re, principi, duchi ed affini erano, musicalmente, dei “dilettanti”, ma non nel senso di mediocrità che ha assunto presso di noi, oggi, questo termine: dilettanti, nel senso che il loro lavoro era un altro, ma per completare la propria vita emotivamente, culturalmente, spiritualmente praticavano regolarmente musica a livelli in genere piuttosto buoni.

E in questo, il buon Dio non cessa di sorprenderci: chi, tra il largo popolo delle assemblee liturgiche, saprebbe dire sui due piedi chi sia stato Luigi XIII? Ben pochi. Eppure molti, senza saperlo, conservano un frammento della sua umanità e della sua vita di fede.

Questo aspetto della vita di fede, d’altronde, non era affatto estraneo ad un suo predecessore sul trono di Francia, Re Luigi IX, venerato come santo.
Un aneddoto particolare della vita cristiana di questo sovrano riguarda la sua partecipazione alla Santa Messa.
Re Luigi IX, quando scendeva per la messa, vi andava vestito in abiti molto semplici e, quando si giungeva al canone della Consacrazione ed il celebrante levava il Corpo e il Sangue di Cristo, il sovrano si inginocchiava sul nudo pavimento. Una volta, un servo, riconosciuto che era il re e che si inginocchiava per terra, corse a portargli un inginocchiatoio foderato con cuscini. Il re, con gesto cortese, lo rifiutò dicendo: “No, amico mio. Quando il Signore dell’universo si degna di scendere dal cielo per noi e venire sull’altare, anche i re di questo mondo si inginocchiano a terra”.

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