(di Alessio Cervelli)

Non nascondiamocelo: viviamo giorni intensi e delicati, tra crisi politiche, golpi, uscite dall’Euro, paura di attentati terroristi e così via.

Capiterà a ciascuno di noi di pensare: “Ci vorrebbe un telegiornale delle cose belle”.

Il problema è che non fa notizia un giovane che dice di no alla droga, una coppia di fidanzati che giunge alle nozze dopo un cammino di reciproca santificazione, giovani che offrono a Dio la propria vita per diventare strumenti dell’amore del Padre per gli uomini, adolescenti che si lasciano sedurre dalla bellezza di qualcosa di semplice ma autentico e per la prima volta dicono sottovoce un “sì”.

Questo perché le buone notizie non fanno rumore, e spesso la santità quotidiana è altrettanto silenziosa, fatta di piccoli segni, che non suonano trombe davanti a sé, anzi, tante e tante volte restano nascosti.

Ciò non vuol dire però che le buone notizie, i semi del bene, i segni del cielo non ci siano.

Anzi, voglio presentarvene uno.

Senz’altro è, non semplice, ma semplicissimo, quasi banale, a prima vista. Eppure rientra in quella che Santa Teresa del Bambin Gesù chiamava la piccola via, la strada che, attraverso i piccoli segni, le piccole fatiche, le piccole scelte del quotidiano, edifica pazientemente in terra il Regno dei Cieli e passo dopo passo può condurci al Paradiso.

Negli adolescenti d’oggi, si sa, ben pochi ripongono speranza e fiducia: “generazione irrimediabilmente bruciata”, dicono tanti, “per via di internet, sballi, mancanza di educazione, famiglie devastate” e chi più ne ha più ne metta.

In verità sono proprio gli adolescenti che possono sorprenderci, quando, nelle mattinate di un grest estivo in una parrocchia, alcuni di loro si lasciano affascinare da qualcosa che di elettronico, di tecnologico non ha proprio nulla: un vecchio harmonium, sgangherato e abbandonato a polvere e oblio in un cantuccio, in un localetto fuori dalla navata della chiesa.

Chiesa Parrocchiale di San Giuseppe, consacrata e dedicata nei primi anni ’60 del secolo appena trascorso: ad appena quarant’anni ne diviene parroco l’ulignanese Don Aldo Ceccherini (foto seguente). Anima gioviale, freschissima e gioconda specialmente con bambini e giovani, Don Aldo è un grande musicista, lui, allievo negli anni di seminario (vissuto a Firenze) del grande compositore Francesco Bagnoli e di un compagno del seminario che sarebbe divenuto compositore altrettanto grande, Domenico Bartolucci.

Don Aldo.jpg

Appena fatto parroco di San Giuseppe, Don Aldo non esita a dotare la chiesa di un grazioso e funzionale harmonium Bozzetta, uno strumento degli anni ’50, dunque più anziano della chiesa stessa. E da quel momento fino ai primi anni ’90, quello strumento accompagna trent’anni di preghiere, canti e celebrazioni della comunità parrocchiale, con addirittura un piccolo coro che esegue messe di Picchi, di Oltrasi e qualche volta anche di Perosi.

Quando poi viene acquistato un grande elettrofono, che all’epoca veniva propugnato come il non plus ultra che avrebbe reso superati gli obsoleti organi a canne e i più piccoli harmonium, lo strumento viene trasferito prima nel teatro sottostante la chiesa per avere a disposizione uno strumento per accompagnare canti e spettacoli dei giovani della parrocchia. Poi viene spostato in una delle aule del catechismo, dove un ragazzino di undici anni, affascinato come non mai dal parroco Don Aldo che suonava alle messe della parrocchia, proprio da quel suo parroco riceve su quell’harmonium le prime lezioni di musica. Quel ragazzino ero io (nella foto, quando ero quattordicenne, insieme al mio primo, grande maestro).

Io e Don Aldo.jpg

Dai miei 13 anni in poi, lo strumento cade nel completo disuso, non tanto per mio abbandono, quanto per una vera e propria “vandalizzazione” subita ad opera (inconsapevole ed innocente, certo) di vari giovincelli del catechismo parrocchiale, i quali si divertono a pedalare sui mantici e a picchiare letteralmente la tastiera per fare più baccano possibile (questo, va detto – ahimé – senza che catechisti e adulti della parrocchia li diffidassero da un simile, irriguardoso comportamento). Fatto sta che lo strumento smette di funzionare: il regime dell’aria non supporta più adeguatamente il somiere. L’harmonium resta muto nella sacrestia.

Tre anni fa, un incendio distrugge l’ufficio parrocchiale e affumica l’intera chiesa. In quel 2013, le pareti annerite della Chiesa di San Giuseppe accolgono per l’ultimo saluto il feretro di Don Aldo Ceccherini, Monsignore Canonico Onorario del Duomo di Siena e Parroco emerito di quella parrocchia.

La vecchia sacrestia viene ristrutturata e adibita a cappella del Santissimo Sacramento, e l’harmonium trasferito nella “stanza per le confessioni” realizzata in chiesa.

Lì resta fino a poche settimane fa, quando un gruppuscolo di giovanissimi, con l’appoggio dell’attuale parroco Don Giorgio Medda, decide di impiegare le proprie mattinate del grest estivo “Vacanze in Città” nel tentativo di recuperare il vecchio strumento liturgico della parrocchia (dato che l’elettrofono, allora non plus ultra dell’avanguardia elettronica, è già defunto da un pezzo).

“Cos’è?”. “Come funziona?”. “Che suono ha?”, mi chiedono questi ragazzi, sapendo che il sottoscritto è organista.

Si comincia!

Imm 1.jpg

Viene smontato il mobile esterno, ripulita la tiranteria dei registri, ripristinati meccanismi bloccati o danneggiati, e soprattutto estratte e ripulite una ad una le oltre 120 ance in ottone dello strumento.

I ragazzi si danno da fare alacremente con pennelli, pennellini, cera da legno, olio da restauro, reidratante per il cuoio e le pelli conciate dei mantici.

imm 2.jpg

Tutto lentamente si risveglia, tutto lentamente torna in vita.

Tutto…tranne il danno causato ai pedali d’insufflazione dalla “vandalizzazione” della pargolanza a suo tempo mal custodita.

Ma non è questo che impedisce allo strumento di far comunque udire di nuovo la sua voce in quella chiesa dove aveva prestato per tanti anni il suo onorato servizio. Attraverso il foro di sfiato del mantice principale viene applicata una ventola in aspirazione e… eccolo!

Finalmente suona! Eccome, se suona! Ma non suona soltanto: suona di nuovo in quella chiesa.

Confesso che per me è stata un’emozione enorme poter suonare le prime note restaurate di uno strumento sul quale avevo vissuto le prime esperienze musicali, e suonarlo per la prima volta in vita mia in quella chiesa dalla quale era “uscito” ed ora nuovamente vi è rientrato. Quella chiesa di cui il mio primo, grande maestro Don Aldo era stato parroco; quell’harmonium che lui stesso aveva suonato tante volte in quella sua chiesa, la stessa chiesa in cui dalle mani di questo parroco ricevetti la Prima Comunione e venni accompagnato di fronte al Vescovo Gaetano Bonicelli per la Confermazione.

I ragazzini restano lì, tra la soddisfazione del risultato ottenuto e la meraviglia si sentir suonare un marchingegno che, a dirla proprio tutta, pareva talmente malmesso da dubitare di poterlo davvero recuperare: è un continuo chiedermi: “Ce lo suoni ancora?”.

imm 3.jpg

Ecco il ricordo che questi adolescenti si porteranno dietro.

Un ricordo che, in realtà, permette il riemergere ad una ben più grande memoria storica della vita di questa comunità parrocchiale.

Un semino di bene gettato nel terreno… sperando che a riceverlo sia terreno buono, non sassi indifferenti o spine irriconoscenti.

imm 4.jpg

 

 

Annunci