(di Alessio Cervelli)

“Ah, se tutti quei soldi che avete buttato nell’organo fossero stati spesi per i poveri…!!! Questo è essere davvero cristiani!!!”

Questa fu l’uscita di una persona, per di più laureata, che si sentì in dovere di apostrofare il parroco di Ulignano, Don Luigi Miggiano, appena due settimane dopo che l’organo era stato istallato nella chiesa e si era tenuta la celebrazione della benedizione con la partecipazione dell’organista del Duomo di Colle Val d’Elsa, Mario Spinelli.

Non occorreva rispondere per le rime a questa persona (anche perché chiunque è libero di avere l’opinione che vuole, per giusta o sbagliata che sia).

E’ sufficiente saper attendere, cominciare a lavorare con semplicità e stare a vedere cosa succede.

Già Zipoli destava tutte le simpatie possibili, così come canti popolati alternati a pezzi semplici di gregoriano funzionavano benissimo, con giovani e adulti; basti pensare che lo Jesu dulcis memoria lasciava i bambini del catechismo immobili e completamente assorbiti nell’ascolto di un latino di cui – a rigor di logica – non capivano nulla: eppure rimanevano lì, senza muovere un muscolo (si può forse dire che la stessa cosa accada con canti ben più chiassosi e burrascosi?).

Ragazzi di dieci, undici e dodici anni non tardarono ad avvicinarsi all’organo, incuriositi, affascinati,e alla fine desiderosi di voler provare ad imparare qualcosa da suonare alla Messa.

L’unico cruccio era non poter proporre in modo più adeguato delle pagine che avrebbero funzionato altrettanto bene (specialmente con adolescenti e adulti), ma che richiedevano almeno un pedale più robusto della semplice unione alla tastiera manuale: stiamo parlando di Bach.

Quanto è vero che la Provvidenza provvede!

Passano pochi anni e l’organaro che si era occupato dell’arrivo e rimontaggio dell’organo, oramai divenuto amico della parrocchia e manutentore di fiducia dello strumento, ci contatta e ci dice che in una chiesa del Sud Italia dove si trova a ripulire un grande organo degli anni ’60 giacciono inutilizzate in attesa di essere portate alla discarica per sgombero locali (!!!) le canne lignee di un registro di Basso dell’organaro Morettini (il resto dell’organo originario era stato svenduto negli anni per restauri ed ampliamenti). L’organaro ci chiede: “Per caso lo vorreste? Con poca spesa si potrebbe applicarlo al vostro organo”.

Non ce lo facemmo ripetere due volte!

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La spesa fu davvero minima per un lavoro realizzato veramente bene, con un pedale che finalmente era divenuto davvero una presenza sonora significativa nello strumento. Il “nuovo” registro venne istallato sul retro dello strumento, naturalmente con trasmissione meccanica, come per tutti gli altri registri (nella foto: l’organo della Chiesa di S. Bartolomeo ad Ulignano, così come si presenta attualmente).

Ricordo ancora il primo “Liebster Jesu” eseguito durante la distribuzione della Santa Comunione.

Ce ne fu almeno una decina di persone che vennero a chiedere cosa era successo all’organo: lo sentivano “diverso”, più profondo, più robusto, … più penetrante, specialmente con una musica come quella.

Così con “Ich ruft zu dirr”: silenzio assoluto durante la celebrazione, e commenti commossi dopo di essa, incontri ed occasioni per crescere, cristianamente e culturalmente.

Tutto questo per dire cosa? Che i grandi funzionano! Niente di più, niente di meno che questo!

Ed è la maniera con cui i nostri giovanissimi riscopriranno il nostro passato, con una sensibilità pastorale e non accademica, che potrà creare gli elementi per il proseguimento di un cammino di rinnovamento nella continuità della vita ecclesiale, nella musica sacra, nella liturgia così come anche nella testimonianza cristiana.

Per questo quella persona che brandiva tanto impropriamente “i poveri” si sbagliava, con sua buona pace: esistono poveri e poveri, nel nostro occidente. Ci sono i poveri di cibo e di beni di prima necessità… ma ci sono anche coloro che non hanno da lottare con la fame del corpo, bensì con quella della mente e dell’anima, e molti di questi poveri sono proprio i genitori e soprattutto i loro giovanissimi figli, letteralmente bisognosi di cose autentiche, spezzate con la semplicità dell’accoglienza e di un calore che nelle nostre parrocchie deve assolutamente rinascere.

(Per approfondire, ecco la quinta puntata del Documentario “Questo è Bach, ragazzi!”, di Elia Mori)

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