Spesso ci capita di pensare che i santi siano veri e propri eroi, che abbiano fatto cose grandiose, enormi, inarrivabili, eccezionali.
Che siano degli esseri eletti dotati di poteri impensabili. Che abbiano fatto cose talmente gigantesche da meritare di essere ricordati sui calendari.

E’ sbagliato.
Non è così.

La santità altro non è che la piccola via del quotidiano. E’ la mamma che, tornando a casa, accarezza il suo bimbo. E’ il padre che, nonostante i tremila impegni di lavoro, rincasando stanco morto, eppure si mette ad ascoltare il figlio in lacrime e lo consola. E’ il fratello maggiore che sa posare il joystick della playstation e aiuta il fratellino minore che torna dagli allenamenti a pulirsi e a rimettere in ordine il borsone, e mentre lo aiuta sa ridere con lui, scherzare con lui, oppure soffrire con lui se le cose sono andate maluccio in campo. E’ l’artigiano che in un pezzo di legno, di metallo, di pietra sa mettere la passione che serve a dare qualcosa di buono, di bello ai clienti. E’ il negoziante di alimentari che non imbroglia sulla qualità del cibo e che chiede un prezzo giusto. E’ il musicista anonimo che suona in un locale e che con le sue mani sa dare una gioia a chi si trova lì per caso e sta passando una brutta giornata.

Cosa c’è di straordinario in ognuna di queste cose?
Ce lo spiega la piccola Teresa di Lisieux.
Nel suo quadernino di autobiografia intitolato “Storia di un’anima”, Teresa, giovanissima suora carmelitana, racconta di aver sperimentato un periodo di grave crisi di fede. Teresa sentiva il desiderio di rimanere raccolta nella pace del convento, ma desiderava anche andare per le strade ad annunciare il vangelo; sentiva l’ardente bisogno di diventare sacerdote per poter toccare Cristo con le sue mani, e allo stesso tempo voleva imitare San Francesco d’Assisi, il quale rifiutò la sublime dignità del sacerdozio e restò diacono; infine Teresa spasimava di dare la sua vita per Dio nell’atto eroico del martirio, della morte per la fede in Cristo. Si dilaniava e si dimenava in questi tormenti… finché non lesse le parole di Paolo nella lettera ai Corinzi: “Aspirate ai carismi più grandi. E io vi mostrerò una via migliore di tutte” (1 Cor 12). L’apostolo dice infatti che questa via migliore è la carità, è l’amore. Senza amore, il religioso non offre con sincerità la propria vita a Dio nel nascondimento del convento per la salvezza del mondo. Senza amore, non si testimonia il vangelo alla gente. Senza amore il sacerdote può anche avere Cristo tra le sue mani nell’Ostia, ma il suo cuore è lontano da quel Dio che egli può toccare. Senza amore il diacono non sa chinarsi a lavare i piedi al prossimo, se non per fare scenate mitomani o egocentriche di ipocrisia. Senza amore, il martire è incapace di morire per Dio, perché non ha in sé la forza di perdonare chi lo sta uccidendo.

Qual è dunque la piccola via, comune a qualsiasi vita, verso la santità? E’ l’amore.
Così Teresa esclama: “La carità mi offrì il cardine della mia vocazione. Compresi che la Chiesa ha un cuore, un cuore bruciato dall’amore. Compresi e conobbi che l’amore abbraccia in sé tutte le vocazioni, che l’amore é tutto, che si estende a tutti i tempi e a tutti i luoghi, in una parola, che l’amore é eterno. Allora con somma gioia ed estasi dell’animo gridai: O Gesù, mio amore, ho trovato finalmente la mia vocazione. La mia vocazione é l’amore. Si, ho trovato il mio posto nella Chiesa, e questo posto me lo hai dato tu, o mio Dio. Nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l’amore”.

Ecco la via da indicare a chiunque domandi cos’è la santità.
La santità è l’amore di Dio e del prossimo. Vivere la santità è mettere questo amore in ogni piccola, semplice, normalissima azione quotidiana.

Sei studente? Porta pazienza nelle tue fatiche e, se ti viene un commento cattivo o un insulto verso un professore che non ti piace… non dire nulla, anzi, digli “Buon giorno” e fagli un sorriso.

Sei insegnante? Ricordati ogni giorno che tu non sei in aula per compiacere il tuo ego, la tua superbia: sei lì perché il centro del tuo mondo sono quei ragazzi che ti sono stati messi davanti.

Sei meccanico? Quando costruisci, quando ripari, quando ungi, quando pulisci, quando monti e quando smonti, … fa’ tutto con ordine e con serenità, pensando al dono che hai ricevuto nel saper usare in quel modo le tue mani e impegnati nel rendere felice col tuo lavoro l’impiegato che ha bisogno dell’auto per andare a lavorare, il ragazzo che vuole uno scooter buono per andare coi suoi amici, un anziano che ha bisogno di una bici che lo aiuti a sentire meno la fatica della strada.

Sei artista? Da’ gioia con la tua arte.

Sei padre? Sei madre? Oltre al cibo, a un tetto, ai vestiti, ai beni materiali… da’ ai tuoi figli un pochino del tuo tempo per ascoltarli, accarezzarli, abbracciarli, e parlarci.

E quando comparirai davanti a Dio, e vedrai che ti accoglierà con un sorriso e ti indicherà la via del paradiso insieme a quegli eroi enormi che hanno i nomi sui calendari, tu Gli chiederai: “Signore, che ho fatto per stare con loro?”
E Lui ti risponderà: “Hai amato. Dunque hai fatto tutto”.

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