Cerca

musica di dio, giubilo del cuore

BLOG SULLA MUSICA SACRA

Mese

gennaio 2017

SE UN SEMPLICE CD D’ORGANO DA UNA PICCOLA CHIESA DI CAMPAGNA… SPACCA!

Quante volte capita di sentire, sconfortati, i preti delle nostre chiese lamentarsi addolorati? “Eh, i giovani in chiesa non vengono, non pregano, si disinteressano” eccetera, eccetera?

Continuamente!

Eppure questi buoni curati, dal loro punto di vista, hanno cercato di dare tutto il possibile a questi giovani: stanze per le attività d’oratorio, il catechismo e i loro incontri di svago e ricreazione; materiale di ogni genere per attività e condivisione dei pasti in fraternità; e celebrazioni liturgiche dove i giovani possano essere attori di riguardo nei canti e nella musica.

Dunque, che c’disperazione.jpgè che non va?

Poveri sacerdoti, è chiaro che dal punto di vista di tanti di loro sfugge il vero perché degli scarsi, frustranti risultati di tanti sforzi pastorali. Tutto quello che nelle parrocchie viene messo davanti alla gioventù, oggi ha l’aspetto poco invitante di un piatto di minestra riscaldata. Chi di loro sceglierebbe la minestra se possono andarsi ad abbuffare al fast food più vicino? Così le attività parrocchiali: troppo soffocate dai mille impegni che hanno i ragazzi, tra sport, scuole e scuolette varie, corsi e corsetti d’ogni risma da mattina a sera, partire, allenamenti, trasferte e chi più ne ha più ne metta in una frenesia appunto da fast food!

Questi poveri ragazzi non solo non hanno un attimo di pace ma, e questo è il peggio,Frenesia.jpg non avendola mai sperimentata, non la domandano neppure perché, se ti sei sempre ingozzato al fast food, cosa puoi saperne del clima che si crea attorno ad una tavola di una buona trattoria? Come puoi desiderarlo? Così, quando hanno del tempo libero e c’è il serio rischio di trovarsi a faccia a faccia con se stessi, immediatamente scappano in cerca dello sballo, dello stordimento, del fracasso che distrae e che, in definitiva, blocca l’emergere dei pensieri. E’ una routine, un cane che si morde la coda.

Ma c’è un elemento che, sordo e latente, eppure serpeggia infido nell’intimo di tanti e tanti giovani: l’inquietudine. E’ per non dare ascolto a questo sgradito personaggio della mente che si ricorre al sovraccarico d’impegni setinquietudine-senso-di-colpa.jpgtimanali e allo sballo del week-end.

Perché l’inquietudine, quando incontra il silenzio, ci mette davanti a chi siamo: le durezze della vita, le delusioni della scuola e del lavoro, i dolori di una famiglia in crisi minata dal divorzio o dalla violenza domestica, le grandi domande assolute su chi siamo e perché.

Di fronte all’inquietudine, che la si riconosca o no, che ne siamo consapevoli o meno, allora scatta il desiderio di una realtà di pace, di quiete, di un’atmosfera di benessere profondo. Questo è il primo bisogno, quasi istintivo, che emerge. Il resto, la razionalizzazione di tale bisogno coi suoi grandi interrogativi, verrà in seguito.

Ecco perché, nel turbinare del mondo d’oggi, se una piccola parrocchia edita a livello locale 400 copie di un CD di musiche realizzate col piccolo organo della propria chiesa per fini puramente pastorali e no – profit, in neppure quattro settimane quel disco va esaurito.

Questo è quanto è successo nella parrocchia di San Bartolomeo ad Ulignano, dove il parroco Don Luigi Miggiano ha scelto fin dal suo arrivo di investire sulla pastorale del “bello” nella celebrazione della liturgia: formazione dei chierichetti, cura dell’aula liturgica, dignità in ogni aspetto celebrativo. Avvicinandosi il momento di salutare l’organista titolare, Alessio, che si trasferiva a Firenze, ecco l’idea: perché non fare un CD con le musiche che abitualmente adulti e ragazzi hanno incontrato tra le mura di questa chiesa attraverso le note del piccolo organo Buerkle fatto istallare nel 2010 per il centenario di dedicazione della chiesa?

I lavori sono proceduti a spizzichi e bocconi, visti gli impegni fiorentini di Alessio, con incisioni disseminate in un lasso di tempo intercorso tra febbraio e settembre 2016. Ne è uscito un breve e semplice percorso musicale, di poco meno di tre quarti d’ora, costituito dalle pagine fresche e agili di Zipoli, dai profondi pensieri dell’arte di Bach per concludere con la spavalderia di un Kyrie a due voci di Giovanni Clari.

Alla celebrazione dei Santi Martiri innocenti del 28 dicembre u.s., oltre al prefattore del CD, Don Gianni Cioli, che ha presieduto la Santa Messa Solenne, a Don Claudio Rosi, referente diocesano per i seminaristi di Siena, a due diaconi di San Miniato e ad altri seminaristi di Siena, Firenze e Fiesole, sono accorsi a partecipare un centinaio di persone, molte delle quali ragazzi, giovani e adulti che avevano sperimentato i benefici di queste musiche suonate dal vivo nelle liturgie e che, in questa occasione hanno potuto fare una vera esperienza di Chiesa, vedendo come essa sia davvero una madre capace di radunare i suoi figli dispersi nel mondo attorno all’unico altare.

Presentazione CD 1.jpg
Nella foto: Don Gianni Cioli, Professore di Teologia Morale e Padre Spirituale del Seminario di Firenze, presiede l’Eucaristia del 28 dicembre u.s.. Concelebra con lui Don Claudio Rosi, referente diocesano per i seminaristi di Siena. Ministrano l’altare i diaconi della diocesi di San Miniato Don Massimo Meini e Don Luca Carloni. Prestano servizio i seminaristi Giovanni Nardi (Siena), Marco Tognaccini (Firenze) e Duccio Palmieri (Fiesole).
Presentazione CD 2.jpg
Nella foto: il servizio strumentale e canoro durante la celebrazione. Federico Cifelli (organista, San Miniato), Niccolò De Caria (corista, Firenze), Alessio Cervelli (corista, Siena), Gianandrea Giovannardi (corista, Firenze) e due giovani della parrocchia di Staggia Senese, Filippo Marri (chitarrista classico) e Francesco Marri (organista).

Il vero e proprio boom è avvenuto nelle poche settimane seguenti. A mano a mano che si diffondeva la voce, dai luoghi della Val d’Elsa circostante sono piovute richieste su richieste per poter beneficiare di una copia di questo piccolo lavoro.

Don Luigi.jpg
Nella foto: Don Luigi Miggiano, parroco di San Bartolomeo Apostolo ad Ulignano, in preghiera in sacrestia prima della Santa Messa (foto della Quaresima 2016).

Così commenta il parroco Don Luigi Miggiano: “I miei parrocchiani e io stesso ci siamo sentiti veramente orgogliosi di un tale successo. Anzi, ci sono stati diversi adulti della parrocchia che hanno ritenuto una vera grazia del Cielo l’esperienza di liturgia e di musica sacra vissuta nell’arco di sette anni in questa chiesa con l’aiuto di Alessio! Ed ora sono in molti a domandarmi se ci sarà modo di avere un successore altrettanto fruttuoso all’organo della nostra chiesa. Ci stiamo lavorando su. Quello che conta, adesso, è la grande accoglienza che questa testimonianza ha avuto non solo qui, ma in tutti i territori circostanti: questo nonostante le critiche ideologiche di pochi, che sono sempre da mettere in conto perché quelle ci sono sempre, non si può certo accontentare il gusto di tutti. I più entusiasti? I giovani e le loro famiglie! Perché adesso hanno un segno tangibile dell’esperienza fatta per nutrire il ricordo di questa porzione di cammino cristiano vissuta insieme”.

C’è stato perfino qualche giovane che, appassionato – legittimamente, ci mancherebbe! – di heavy metal, dopo essersi imbattuto in questo CD, così fuori dai suoi ascolti abituali, ha provato a metterlo in cassa o in cuffia per ascoltarlo e si è ritrovato piacevolmente spiazzato, finendo con l’ammettere di aver apprezzare tantissimo l’atmosfera che si era creata durante l’ascolto, che non risultava per niente pesante o forzato.

Torniamo così alla domanda iniziale. Perché 400 copie di un banalissimo CD divulgativo fatto con un organetto in una chiesetta per motivi pastorali si esaurisce in meno di quattro settimane? Perché non pochi giovani, se si fermano un attimo ad ascoltare, vengono presi da queste musiche?

Perché, a conti fatti, che lo sappiano o no, hanno sperimentato un momento di serenità, di profonda pace in risposta all’inquietudine per la vita che tutti ci portiamo dentro.

Ecco, dunque, l’ingrediente che indispensabilmente dobbiamo tornare ad utilizzare nelle “ricette pastorali” delle nostre parrocchie: il senso del sacro e del bello, di cui l’organo è una delle più intense espressioni. E il parroco?

“E’ semplice!” dice don Luigi “Deve fare come lo scriba del vangelo: tirar fuori dal proprio tesoro cose antiche e cose nuove. Cioè deve essere un uomo moderno, al passo coi tempi, ma fermo e saldo nella fede di sempre e capace di comprendere e saper usare senza timore il grande valore dei tesori che da secoli la Chiesa ci consegna. Perché quello che per alcuni può sembrare un mero addobbare, un mero ostentare paramenti belli, un mero cantare roba noiosa antica o moderna, è invece proprio quello che ci raccomanda la Chiesa del Vaticano II, quello vero”.

Annunci

L’ORGANO PARLA, RACCONTA, ISTRUISCE: E’ CATECHESI! (Di F. Peri)

Esordisce nel blog con questo primo articolo il nostro amico Fabrizio Peri, medico di professione e organista liturgico per vocazione. Quanto scrive prende le mosse da un articolo del M° A. Macinanti  uscito in “Arte organistica e organaria”, Ed.Carrara (BG) n° 98, P ag 1.

Ho letto e riletto l’articolo del M° Macinanti, apertura dell’ultimo numero di Arte: non si può che condividere. L’ignoranza colpevole dei responsabili politici (cosa su cui non conviene spendere parole) nei confronti del mondo della musica, dell’educazione musicale in scuola e nel panorama culturale in genere non è meno colpevole, dice Macinanti, della chiesa nei confronti della musica organistica, quindi dell’uomo organista. Con l’aggravante, per santa madre Chiesa, di avere sottomano il problema e la sua gestione, almeno nell’aspetto legato alla liturgia.
Allora? Cosa aggiungere?
In effetti qualcosa da dire c’è.
Non voglio parlare dei politici: sempre citando Montanelli, bisogna turarsi il naso e forse non è sufficiente.preghiera_03.jpg
Per quanto riguarda la chiesa, invece, non posso tacere.
La musica per organo e l’organista di conseguenza sono davvero sviliti da una cultura liturgica drammaticamente deficitaria: basta guardare le celebrazioni che vengono trasmesse dai canali televisivi la domenica per rendersene conto. Tutt’al più sono una bella rappresentazione simil teatrale e vagamente concertistica del mistero più profondo che riguarda la storia dell’uomo: quella della salvezza e destino della sua anima, della vita eterna…

Possibile che il comando più perentorio di quel Cristo che ci ha proposto verità come fine, la libertà come sua possibilità di conquista, l’amore come metodo debba essere affidata, per la parte più importante, dopo la celebrazione della parola, alla sola schola cantorum, a qualche solista? Perchè l’assemblea non canta? Perchè i canti sono ridotti a canzoncine che celebrano il momento, l’emozione e non la presenza di Dio ? Perchè il celebrante non canta le parti della messa? E, soprattutto: perchè l’organo non svetta con quella dignità che gli compete: cioè quella di “figura liturgica” ? Ci hanno abituato ai ministranti, ai lettori, alla guida, qualche volta c’è il diacono… possibile che l’organo sia ancora considerato lo strumento che sostiene il canto? E basta?
Sono organista dilettante (nel vero senso della parola: mi diverto!) anche se ho studiato con il M° Bolzonello Zoja, recentemente scomparsa; suono da quando avevo 12 anni e ora ne ho 60. In questi anni, nonostante la professione mi abbia costretto a rallentare molto lo studio della musica e degli spartiti, sono arrivato alla ferma convinzione che l’organo deve essere rivalutato non come semplice strumento; non basta attribuirgli la regalità, la capacità di slancio alle cose celesti: deve avere una dignità ben maggiore. L’organo parla, racconta, istruisce, spinge al canto quanto alla meditazione; l’organo parla anche quando tace: il silenzio di uno strumento in certi tempi liturgici e in alcuni moOrgano mistico.jpgmenti delle celebrazioni ha la valenza delle pitture nelle cattedrali: è catechesi! Non fatta col pennello ma con il suono . E questo dovrebbero impararlo e insegnarlo dagli uffici liturgici romani fino ai seminari. Mi beccherò anche qualche sberleffo dalla capitale, da quegli esperti del Concilio che, carte in mano, sembrano dettare legge in campo liturgico; dicano pure che sono presuntuoso e pieno di convinzioni “sui generis”…. spero solo che a dirmelo non siano quei sacerdoti che, per apparire à la page, si vestono con maglietta e jeans pretendendo poi di non essere scambiati con l’idraulico.

E pensare che, un tempo, se uno entrava vestito in modo succinto in chiesa, veniva allontanato; e perchè non potremmo fare lo stesso ora noi laici? Idem per la musica: perchè non possiamo dire la nostra?
E qui la nota dolente.
Spesso gli organisti di professione, i puristi della tastiera siedono allo strumento solo in qualità di esperti di musica per organo; suonano bene, anzi ottimamente: ma non sanno fare parlare l’organo nella lingua della Parola annunciata. Ecco la differenza tra organista e organista liturgico. Questo deve pregare prima di sedersi all’organo; deve comporre il giorno prima il ritornello del salmo e scegliere i canti, magari scrivendone dei proprii. Spesso l’organista diplomato si schernisce se deve dirigere l’assemblea o intonare il canto; non così l’organista liturgico. Si pensi a Bach, il capostipite, il maestro di liturgia: non solo suonava, ma componeva e dirigeva; ai suoi corali scritti e per i cantori poi ripresi con un respiro tutto diverso come assolo per organo…
E’ qui, a mio avviso, il punto decisivo che ha portato al declino della figura dell’organista. Il diplomato difficilmente si adatta alle esigenze della liturgia… e allora avanti i dilettanti allo sbaraglio che non vengono pagati se non con qualche decima! Delle celebrazioni, poi, sono i primi i preti ad accontentarsi e a pretendere che siano brevi per non “stufare la gente”, proprio come un concerto o una commedia. La solennità, l’incenso o i paramenti? Tutto vecchiume e ciarpame legati a un trionfalismo che la chiesa deve perdere. E lo perderà: se non altro c’è chi ci pensa o promette di pensarci. E noi, laici troppo spesso ridotti a un colpevole silenzio, pena essere considerati presuntuosi, ci accontentiamo dell’ “oretta domenicale” di devozione: breve, con musiche belle e d’effetto. Ho addirittura sentito un kyrie sull’aria della sinfonia dal nuovo mondo!

E se noi organisti cominciassimo a dire la nostra? Magari mettendoci un po’ più a disposizione senzSanta_Cecilia.jpga rispetto umano o vergogna nel catechizzare con l’arte del suono? Forse potremmo poi pretendere anche più serietà nelle celebrazioni. E, forse, verremmo rivalutati e rispettati come figure di primaria importanza nelle celebrazioni; forse avremmo più voce in capitolo; magari per pretendere anche un adeguato e dignitoso stipendio.

ABSIT INIURIA VERBIS.

Fabrizio Peri

Collecchio 1.12.2016

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

Su ↑