Esordisce nel blog con questo primo articolo il nostro amico Fabrizio Peri, medico di professione e organista liturgico per vocazione. Quanto scrive prende le mosse da un articolo del M° A. Macinanti  uscito in “Arte organistica e organaria”, Ed.Carrara (BG) n° 98, P ag 1.

Ho letto e riletto l’articolo del M° Macinanti, apertura dell’ultimo numero di Arte: non si può che condividere. L’ignoranza colpevole dei responsabili politici (cosa su cui non conviene spendere parole) nei confronti del mondo della musica, dell’educazione musicale in scuola e nel panorama culturale in genere non è meno colpevole, dice Macinanti, della chiesa nei confronti della musica organistica, quindi dell’uomo organista. Con l’aggravante, per santa madre Chiesa, di avere sottomano il problema e la sua gestione, almeno nell’aspetto legato alla liturgia.
Allora? Cosa aggiungere?
In effetti qualcosa da dire c’è.
Non voglio parlare dei politici: sempre citando Montanelli, bisogna turarsi il naso e forse non è sufficiente.preghiera_03.jpg
Per quanto riguarda la chiesa, invece, non posso tacere.
La musica per organo e l’organista di conseguenza sono davvero sviliti da una cultura liturgica drammaticamente deficitaria: basta guardare le celebrazioni che vengono trasmesse dai canali televisivi la domenica per rendersene conto. Tutt’al più sono una bella rappresentazione simil teatrale e vagamente concertistica del mistero più profondo che riguarda la storia dell’uomo: quella della salvezza e destino della sua anima, della vita eterna…

Possibile che il comando più perentorio di quel Cristo che ci ha proposto verità come fine, la libertà come sua possibilità di conquista, l’amore come metodo debba essere affidata, per la parte più importante, dopo la celebrazione della parola, alla sola schola cantorum, a qualche solista? Perchè l’assemblea non canta? Perchè i canti sono ridotti a canzoncine che celebrano il momento, l’emozione e non la presenza di Dio ? Perchè il celebrante non canta le parti della messa? E, soprattutto: perchè l’organo non svetta con quella dignità che gli compete: cioè quella di “figura liturgica” ? Ci hanno abituato ai ministranti, ai lettori, alla guida, qualche volta c’è il diacono… possibile che l’organo sia ancora considerato lo strumento che sostiene il canto? E basta?
Sono organista dilettante (nel vero senso della parola: mi diverto!) anche se ho studiato con il M° Bolzonello Zoja, recentemente scomparsa; suono da quando avevo 12 anni e ora ne ho 60. In questi anni, nonostante la professione mi abbia costretto a rallentare molto lo studio della musica e degli spartiti, sono arrivato alla ferma convinzione che l’organo deve essere rivalutato non come semplice strumento; non basta attribuirgli la regalità, la capacità di slancio alle cose celesti: deve avere una dignità ben maggiore. L’organo parla, racconta, istruisce, spinge al canto quanto alla meditazione; l’organo parla anche quando tace: il silenzio di uno strumento in certi tempi liturgici e in alcuni moOrgano mistico.jpgmenti delle celebrazioni ha la valenza delle pitture nelle cattedrali: è catechesi! Non fatta col pennello ma con il suono . E questo dovrebbero impararlo e insegnarlo dagli uffici liturgici romani fino ai seminari. Mi beccherò anche qualche sberleffo dalla capitale, da quegli esperti del Concilio che, carte in mano, sembrano dettare legge in campo liturgico; dicano pure che sono presuntuoso e pieno di convinzioni “sui generis”…. spero solo che a dirmelo non siano quei sacerdoti che, per apparire à la page, si vestono con maglietta e jeans pretendendo poi di non essere scambiati con l’idraulico.

E pensare che, un tempo, se uno entrava vestito in modo succinto in chiesa, veniva allontanato; e perchè non potremmo fare lo stesso ora noi laici? Idem per la musica: perchè non possiamo dire la nostra?
E qui la nota dolente.
Spesso gli organisti di professione, i puristi della tastiera siedono allo strumento solo in qualità di esperti di musica per organo; suonano bene, anzi ottimamente: ma non sanno fare parlare l’organo nella lingua della Parola annunciata. Ecco la differenza tra organista e organista liturgico. Questo deve pregare prima di sedersi all’organo; deve comporre il giorno prima il ritornello del salmo e scegliere i canti, magari scrivendone dei proprii. Spesso l’organista diplomato si schernisce se deve dirigere l’assemblea o intonare il canto; non così l’organista liturgico. Si pensi a Bach, il capostipite, il maestro di liturgia: non solo suonava, ma componeva e dirigeva; ai suoi corali scritti e per i cantori poi ripresi con un respiro tutto diverso come assolo per organo…
E’ qui, a mio avviso, il punto decisivo che ha portato al declino della figura dell’organista. Il diplomato difficilmente si adatta alle esigenze della liturgia… e allora avanti i dilettanti allo sbaraglio che non vengono pagati se non con qualche decima! Delle celebrazioni, poi, sono i primi i preti ad accontentarsi e a pretendere che siano brevi per non “stufare la gente”, proprio come un concerto o una commedia. La solennità, l’incenso o i paramenti? Tutto vecchiume e ciarpame legati a un trionfalismo che la chiesa deve perdere. E lo perderà: se non altro c’è chi ci pensa o promette di pensarci. E noi, laici troppo spesso ridotti a un colpevole silenzio, pena essere considerati presuntuosi, ci accontentiamo dell’ “oretta domenicale” di devozione: breve, con musiche belle e d’effetto. Ho addirittura sentito un kyrie sull’aria della sinfonia dal nuovo mondo!

E se noi organisti cominciassimo a dire la nostra? Magari mettendoci un po’ più a disposizione senzSanta_Cecilia.jpga rispetto umano o vergogna nel catechizzare con l’arte del suono? Forse potremmo poi pretendere anche più serietà nelle celebrazioni. E, forse, verremmo rivalutati e rispettati come figure di primaria importanza nelle celebrazioni; forse avremmo più voce in capitolo; magari per pretendere anche un adeguato e dignitoso stipendio.

ABSIT INIURIA VERBIS.

Fabrizio Peri

Collecchio 1.12.2016

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