Quante volte capita di sentire, sconfortati, i preti delle nostre chiese lamentarsi addolorati? “Eh, i giovani in chiesa non vengono, non pregano, si disinteressano” eccetera, eccetera?

Continuamente!

Eppure questi buoni curati, dal loro punto di vista, hanno cercato di dare tutto il possibile a questi giovani: stanze per le attività d’oratorio, il catechismo e i loro incontri di svago e ricreazione; materiale di ogni genere per attività e condivisione dei pasti in fraternità; e celebrazioni liturgiche dove i giovani possano essere attori di riguardo nei canti e nella musica.

Dunque, che c’disperazione.jpgè che non va?

Poveri sacerdoti, è chiaro che dal punto di vista di tanti di loro sfugge il vero perché degli scarsi, frustranti risultati di tanti sforzi pastorali. Tutto quello che nelle parrocchie viene messo davanti alla gioventù, oggi ha l’aspetto poco invitante di un piatto di minestra riscaldata. Chi di loro sceglierebbe la minestra se possono andarsi ad abbuffare al fast food più vicino? Così le attività parrocchiali: troppo soffocate dai mille impegni che hanno i ragazzi, tra sport, scuole e scuolette varie, corsi e corsetti d’ogni risma da mattina a sera, partire, allenamenti, trasferte e chi più ne ha più ne metta in una frenesia appunto da fast food!

Questi poveri ragazzi non solo non hanno un attimo di pace ma, e questo è il peggio,Frenesia.jpg non avendola mai sperimentata, non la domandano neppure perché, se ti sei sempre ingozzato al fast food, cosa puoi saperne del clima che si crea attorno ad una tavola di una buona trattoria? Come puoi desiderarlo? Così, quando hanno del tempo libero e c’è il serio rischio di trovarsi a faccia a faccia con se stessi, immediatamente scappano in cerca dello sballo, dello stordimento, del fracasso che distrae e che, in definitiva, blocca l’emergere dei pensieri. E’ una routine, un cane che si morde la coda.

Ma c’è un elemento che, sordo e latente, eppure serpeggia infido nell’intimo di tanti e tanti giovani: l’inquietudine. E’ per non dare ascolto a questo sgradito personaggio della mente che si ricorre al sovraccarico d’impegni setinquietudine-senso-di-colpa.jpgtimanali e allo sballo del week-end.

Perché l’inquietudine, quando incontra il silenzio, ci mette davanti a chi siamo: le durezze della vita, le delusioni della scuola e del lavoro, i dolori di una famiglia in crisi minata dal divorzio o dalla violenza domestica, le grandi domande assolute su chi siamo e perché.

Di fronte all’inquietudine, che la si riconosca o no, che ne siamo consapevoli o meno, allora scatta il desiderio di una realtà di pace, di quiete, di un’atmosfera di benessere profondo. Questo è il primo bisogno, quasi istintivo, che emerge. Il resto, la razionalizzazione di tale bisogno coi suoi grandi interrogativi, verrà in seguito.

Ecco perché, nel turbinare del mondo d’oggi, se una piccola parrocchia edita a livello locale 400 copie di un CD di musiche realizzate col piccolo organo della propria chiesa per fini puramente pastorali e no – profit, in neppure quattro settimane quel disco va esaurito.

Questo è quanto è successo nella parrocchia di San Bartolomeo ad Ulignano, dove il parroco Don Luigi Miggiano ha scelto fin dal suo arrivo di investire sulla pastorale del “bello” nella celebrazione della liturgia: formazione dei chierichetti, cura dell’aula liturgica, dignità in ogni aspetto celebrativo. Avvicinandosi il momento di salutare l’organista titolare, Alessio, che si trasferiva a Firenze, ecco l’idea: perché non fare un CD con le musiche che abitualmente adulti e ragazzi hanno incontrato tra le mura di questa chiesa attraverso le note del piccolo organo Buerkle fatto istallare nel 2010 per il centenario di dedicazione della chiesa?

I lavori sono proceduti a spizzichi e bocconi, visti gli impegni fiorentini di Alessio, con incisioni disseminate in un lasso di tempo intercorso tra febbraio e settembre 2016. Ne è uscito un breve e semplice percorso musicale, di poco meno di tre quarti d’ora, costituito dalle pagine fresche e agili di Zipoli, dai profondi pensieri dell’arte di Bach per concludere con la spavalderia di un Kyrie a due voci di Giovanni Clari.

Alla celebrazione dei Santi Martiri innocenti del 28 dicembre u.s., oltre al prefattore del CD, Don Gianni Cioli, che ha presieduto la Santa Messa Solenne, a Don Claudio Rosi, referente diocesano per i seminaristi di Siena, a due diaconi di San Miniato e ad altri seminaristi di Siena, Firenze e Fiesole, sono accorsi a partecipare un centinaio di persone, molte delle quali ragazzi, giovani e adulti che avevano sperimentato i benefici di queste musiche suonate dal vivo nelle liturgie e che, in questa occasione hanno potuto fare una vera esperienza di Chiesa, vedendo come essa sia davvero una madre capace di radunare i suoi figli dispersi nel mondo attorno all’unico altare.

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Nella foto: Don Gianni Cioli, Professore di Teologia Morale e Padre Spirituale del Seminario di Firenze, presiede l’Eucaristia del 28 dicembre u.s.. Concelebra con lui Don Claudio Rosi, referente diocesano per i seminaristi di Siena. Ministrano l’altare i diaconi della diocesi di San Miniato Don Massimo Meini e Don Luca Carloni. Prestano servizio i seminaristi Giovanni Nardi (Siena), Marco Tognaccini (Firenze) e Duccio Palmieri (Fiesole).
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Nella foto: il servizio strumentale e canoro durante la celebrazione. Federico Cifelli (organista, San Miniato), Niccolò De Caria (corista, Firenze), Alessio Cervelli (corista, Siena), Gianandrea Giovannardi (corista, Firenze) e due giovani della parrocchia di Staggia Senese, Filippo Marri (chitarrista classico) e Francesco Marri (organista).

Il vero e proprio boom è avvenuto nelle poche settimane seguenti. A mano a mano che si diffondeva la voce, dai luoghi della Val d’Elsa circostante sono piovute richieste su richieste per poter beneficiare di una copia di questo piccolo lavoro.

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Nella foto: Don Luigi Miggiano, parroco di San Bartolomeo Apostolo ad Ulignano, in preghiera in sacrestia prima della Santa Messa (foto della Quaresima 2016).

Così commenta il parroco Don Luigi Miggiano: “I miei parrocchiani e io stesso ci siamo sentiti veramente orgogliosi di un tale successo. Anzi, ci sono stati diversi adulti della parrocchia che hanno ritenuto una vera grazia del Cielo l’esperienza di liturgia e di musica sacra vissuta nell’arco di sette anni in questa chiesa con l’aiuto di Alessio! Ed ora sono in molti a domandarmi se ci sarà modo di avere un successore altrettanto fruttuoso all’organo della nostra chiesa. Ci stiamo lavorando su. Quello che conta, adesso, è la grande accoglienza che questa testimonianza ha avuto non solo qui, ma in tutti i territori circostanti: questo nonostante le critiche ideologiche di pochi, che sono sempre da mettere in conto perché quelle ci sono sempre, non si può certo accontentare il gusto di tutti. I più entusiasti? I giovani e le loro famiglie! Perché adesso hanno un segno tangibile dell’esperienza fatta per nutrire il ricordo di questa porzione di cammino cristiano vissuta insieme”.

C’è stato perfino qualche giovane che, appassionato – legittimamente, ci mancherebbe! – di heavy metal, dopo essersi imbattuto in questo CD, così fuori dai suoi ascolti abituali, ha provato a metterlo in cassa o in cuffia per ascoltarlo e si è ritrovato piacevolmente spiazzato, finendo con l’ammettere di aver apprezzare tantissimo l’atmosfera che si era creata durante l’ascolto, che non risultava per niente pesante o forzato.

Torniamo così alla domanda iniziale. Perché 400 copie di un banalissimo CD divulgativo fatto con un organetto in una chiesetta per motivi pastorali si esaurisce in meno di quattro settimane? Perché non pochi giovani, se si fermano un attimo ad ascoltare, vengono presi da queste musiche?

Perché, a conti fatti, che lo sappiano o no, hanno sperimentato un momento di serenità, di profonda pace in risposta all’inquietudine per la vita che tutti ci portiamo dentro.

Ecco, dunque, l’ingrediente che indispensabilmente dobbiamo tornare ad utilizzare nelle “ricette pastorali” delle nostre parrocchie: il senso del sacro e del bello, di cui l’organo è una delle più intense espressioni. E il parroco?

“E’ semplice!” dice don Luigi “Deve fare come lo scriba del vangelo: tirar fuori dal proprio tesoro cose antiche e cose nuove. Cioè deve essere un uomo moderno, al passo coi tempi, ma fermo e saldo nella fede di sempre e capace di comprendere e saper usare senza timore il grande valore dei tesori che da secoli la Chiesa ci consegna. Perché quello che per alcuni può sembrare un mero addobbare, un mero ostentare paramenti belli, un mero cantare roba noiosa antica o moderna, è invece proprio quello che ci raccomanda la Chiesa del Vaticano II, quello vero”.

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