Scrivo per sottoporvi quanto accadutomi in parrocchia.

Messa domenicale: il parroco, dopo l’Alleluia, stava armeggiando con l’incenso e ancora non si era mosso per raggiungere l’altare e poi l’ambone; ho quindi messo il ripieno e ho improvvisato una cadenza sopra l’alleluia appena cantata, cosa che ho fatto tante volte in altre chiese, basiliche, perfino nella mia cattedrale. Dopo la Messa il Don mi ha chiamato in sacrestia e mi ha detto: “Mi hai fatto venire in mente oggi, durante l’Alleluia, che ti volevo dire una cosa da molto tempo: questi pezzi che suoni da solo dopo i canti sono aboliti; ne riparleremo per vedere se farli o no”. Io ho detto “va bene” ma ero veramente allibito.

Potreste darmi qualche spiegazione, per avere materiale da riferire a lui, certamente, ma anche e soprattutto per sapere io stesso cosa mi compete e cosa no?

Vi ringrazio

(Lettera Firmata)

Carissimo,

che l’organo sia strumento che nella Liturgia svolge anche pratica solistica, è la storia e l’evoluzione stessa dello strumento a dimostrarlo e a renderne testimonianza certa ed incontrovertibile, oltre ai brani stessi della sua letteratura, composti appositamente per l’uso in assolo (cfr. M. RUGGERI, L’organo nella storia della Chiesa e nella Liturgia; F. JACOKB, L’organo; P. WILLIAMS, A new history of the organ, ecc.)

Se sfogliamo le composizioni organistiche della Liturgia Latina dal Concilio di Trento in poi, troveremo senza problemi una quantità infinita di Versetti, Toccate avanti la Messa, Ricercari, Offertori, Comunioni, Postcommunio, Toccate dopo l’Ite missa est, Toccate per l’Elevazione, Elevazioni, Interludi, Preghiere, Canzon dopo l’Epistola e chi più ne ha più ne metta.

Ma mentre nella liturgia dell’Europa del Sud, principalmente cattolica, l’organo si adopera per rendere gloriosa e fruttuosa la celebrazione, ornandola convenientemente, nei paesi nordici, anche per l’influsso del protestantesimo, l’organo si specializza principalmente nel commentare le letture della Sacra Scrittura e nell’introdurre convenientemente i corali, oltre a sviluppare robuste e magistrali meditazioni organistiche per preludiare e postludiare convenientemente il culto: stiamo parlando dei preludi, fantasie, toccate e fughe dei grandi compositori tedeschi.

Prima del Concilio Vaticano II, degno di nota è il documento Annus qui nunc (1749) di Papa Benedetto XIV, dove si vieta l’utilizzo di musica dai tratti profani e mondanizzanti in Chiesa e specialmente nell’uso dell’organo, ma si ribadisce l’importanza del suo utilizzo sia nel sostegno del canto che in alternanza ad esso (la “botta e risposta” di quella pratica detta alternatim) o in sostituzione di esso.

Su questa scia si muovono i pontefici Pio X (Inter sollicitudines, 1903), Pio XI (Divini cultu sanctitatatem, 1928) e Pio XII (Musicae sacrae disciplina, 1955), sottolineando che:

  1. L’organo è lo strumento tradizionale della liturgia latina.
  2. Compito dell’organo è sia accompagnare il canto sia diffondere le sue soavi armonie durante i silenzi del coro.
  3. L’organista non deve eseguire preludi, interludi e postludi di una lunghezza tale che dilatino eccessivamente i tempi e disturbino il sereno svolgimento della celebrazione: l’organo suoni quanto deve e quanto basta.

A tal proposito, sull’ufficio solistico dell’organista, la Sacra Congregazione dei Riti, col documento Istruzione sulla Musica Sacra e la Santa Liturgia (1958) precisa che “all’organista è richiesta abilità tecnica, capacità di accompagnare il canto o altri strumenti, raffinatezza come solista e capacità di improvvisare”: quest’ultima dote è finalizzata appunto all’introduzione delle parti cantate e all’adempimento dei doveri dell’organista nel suono solista del suo strumento, di norma da svolgersi: 1) prima che i ministri raggiungano l’altare e dunque prima del canto d’ingresso e dopo di esso se il coro avesse terminato e si dovesse tenere ancora l’incensazione; 2) per accompagnare la processione dei ministri che si recano all’ambone per la proclamazione del vangelo qualora l’alleluia non fosse di durata sufficiente; 3) al canone della Consacrazione; 4) per prolungare il canto d’offertorio, specie durante le incensazioni; 5) per introdurre e prolungare il canto al momento della distribuzione della Santa Comunione; 6) per sottolineare con solennità il termine della celebrazione, dopo l’antifona mariana (o canto conclusivo).

Il Concilio Ec. Vaticano II nulla muta di tali disposizioni; le assume in sé tutte, naturalmente da adeguarsi poi alla successiva riforma liturgica. Tali adattamenti sono espressi nell’Istruzione Musicam Sacram (1967), nell’Ordinamento Generale del Messale Romano, nel Magistero Ordinario dei Sommi Pontefici e nei documenti della Congregazione del Culto Divino.

Le norme di adattamento delle consuetudini disciplinari precedenti circa l’uso dell’organo sono le seguenti:

  • al momento della Consacrazione, come del resto ogni qualvolta che un ministro abbia da cantare o proclamare una parte sua propria a voce alta per essere udito, è indicato che gli strumenti tacciano (cap. VIII, n° 64 Musicam Sacram);
  • si sottolinea che nelle messe lette (ossia non celebrate in canto dai sacri ministri e dalla schola) l’organo (anche insieme ad altri strumenti legittimamente ammessi) è libero di suonare prima che il sacerdote raggiunga l’altare, all’offertorio, alla comunione e al termine della Messa (cap. VIII, n° 65 Musicam Sacram);
  • il canto d’offertorio può essere integralmente sostituito dal suono dell’organo anche se non ci troviamo nella messa letta ma in un forma di celebrazione più solenne (cfr. Ordinamento Generale, n° 142).

Salvo quanto indicato, dunque, l’organista conserva il suo compito di preludiare, interludiare e postludiare per prolungare il canto e sopperire al silenzio del coro secondo la consuetudine propria di questo strumento e consolidata nei secoli del suo utilizzo.

Al tuo parroco, con garbo e creanza, puoi dire né più né meno di quanto ti ho indicato in questa paginetta, spiegandogli che, salvo fatte le limitazioni previste per l’Avvento, la Quaresima e la Settimana Santa, sei nel pieno esercizio del tuo ufficio, quando suoni l’organo in assolo e che, anzi, oltre ad obbedire alle norme liturgiche, stai anche ottemperando a quando comanda il Concilio Vaticano II: custodire ed incrementare il tesoro della tradizione musicale.

Se lui poi non vuole ascoltare né te né le norme liturgiche né il buon senso, ti do un consiglio: digli che allora può fare a meno di te e che si cerchi un altro organista, perché tu, che studi e ti applichi con serietà, e che per di più gli rendi anche gratuitamente il tuo servizio, non hai certo tempo da perdere con gente ottenebrata da simili tare mentali, che siano preti e non.

Alessio Cervelli

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