Inutile nasconderlo: il vertice delle visualizzazioni, condivisioni e commenti da noi ottenute è e resta il documentario realizzato nell’estate del 2015 ed uscito in vari episodi su questo nostro blog per la regia di Elia Mori: “Questo è Bach, ragazzi!“. In un anno e poco più le puntate di questo piccolo lavoro “fatto in casa” con produzione very low cost hanno concretizzato qualche migliaio di visualizzazioni. Ma quel che soprattutto conta, è che si è pian piano diffuso negli ambienti per i quali era stato pensato: le aule di catechismo e di oratorio nelle parrocchie, oltre che gli schermi dei pc di una buona fascia di adolescenti e giovani musicisti, ottenendo risultati e riscontri piuttosto interessanti. Con i preziosi consigli di alcuni fedelissimi del blog, le puntate sono state rimontate, l’audio rimasterizzato ed il risultato definitivo è già disponibile on line da qualche mese, al posto delle precedenti. Abbiamo quindi avuto l’onore di un commento di presentazione d’eccellenza: si tratta del M° Cesare Mancini (qui sotto nella foto), organista titolare della Cattedrale di Siena ed alto membro della direzione artistica dell’Accademia Chigiana. A lui il nostro più sincero “Grazie!”, a voi la lettura e, per chi non avesse ancora avuto l’occasione oppure per chi volesse fare un bis, eccovi tutte e sei le puntate nella nuova e definitiva edizione. 

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Chi è Bach “per te”? Ecco la domanda che domina questo lavoro curato dal giovane regista Elia Mori. La prima risposta, articolata e competente, la offre fin da subito l’organista liturgico Alessio Cervelli: energia musicale allo stato puro. E via con altre motivate e riflettute considerazioni, che danno il tono (il Chorton, verrebbe da dire vivendo con pienezza di pensiero gli usi e costumi vigenti nell’epoca del Cantor di Lipsia) all’intera opera.

            Andando oltre, sorge l’ulteriore domanda: si possono applicare opinioni personali a categorie e idee di carattere generale? In definitiva, com’è possibile, ogni volta che si parla di Bach, andare dal particolare al generale, o meglio dal relativo all’assoluto? La risposta è molto semplice: Bach stesso è l’assoluto in musica. Una realtà, questa, che sintetizza la perenne attualità delle sue composizioni, e che da sola spiega in maniera più che esauriente come mai il suo esempio non passi mai di moda. Certo, ‘assoluto’ in musica significa molte cose: tutte, però, fanno comprendere al meglio se Bach sia adatto o no alle giovani generazioni, come si chiedono i realizzatori di questo documentario. Anzi, è proprio il fatto di incarnare l’assoluto che rende la sua musica non solo adatta, ma quanto di meglio si possa offrire oggi (e sempre) a un mondo in continuo mutamento ma al tempo stesso all’incessante (e spesso vana, perché condotta sopra basi fragili e portate al veloce deperimento) ricerca di un punto di riferimento.

            La musica di Bach è l’assoluto in musica, e di conseguenza vero punto di approdo alla primaria esigenza dei giovani (e non solo) di questo punto di riferimento, perché è totalizzante e pervasiva, perché il suo ascolto è appagante, perché ha strutture talmente solide che non sentono e non sentiranno mai l’azione del tempo, perché proprio per questo motivo (soprattutto i monumenti e le opere speculative del tardo periodo) non ha epoca, non rappresenta nessuna epoca e non passa mai di moda, perché grazie alla sua straordinaria ricchezza di idee ogni nuovo ascolto di uno stesso brano è un’esperienza sempre diversa e propone sempre qualche dettaglio e qualche spunto aggiuntivo, come se guardassimo dall’alto una medesima scena riuscendo ad ogni momento a scorgerla con prospettive e sfumature differenti (ne è un esempio l’esegesi che in questa sede questi giovani danno della Fantasia e Fuga BWV 542).Elia.jpg

            Ascoltare e suonare Bach è dunque stimolare di continuo l’interesse, è entrare in tutte le pieghe dell’animo umano, è avere la sensazione di essere capace di dare risposte a tutte le domande che ci si pone, è salire a un grado superiore di comprensione del mondo in un senso universale e totalizzante di serena compenetrazione reciproca. Ecco il senso più profondo della risposta di Alessio all’interrogativo postogli da Elia (foto): energia musicale allo stato puro. Energia pura, musica pura. Purezza è assolutezza.

            Ma assolutezza è soprattutto tendere verso l’Assoluto. Qualsiasi parola su Bach e l’ascolto anche di una sola nota della sua musica sarebbero un esercizio vano se si passasse stoltamente un rigo sopra alla sigla che lui pone in buona parte delle sue composizioni: S.D.G., Soli Deo Gloria. E questo suo continuo rendere grazie a Dio e donare a Dio le sue fatiche non richiede altri commenti su quanto sia opportuno oggigiorno procedere dalla sua musica e condurre alla sua musica in quel campo purtroppo troppe volte trascurato e infestato da banali e malintesi richiami alla ‘moda’ che è il servizio liturgico.

            Già, procedere e condurre: anche questa è assolutezza, se solo si pensa alla profonda riflessione di Albert Schweitzer «Bach è una fine. Tutto conduce a lui. Nulla procede da lui».

Cesare Mancini

Domenica 28 Maggio 2017 – Ascensione del Signore

 

 

 

 

 

 

 

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